lunedì 28 dicembre 2020

IL GIURAMENTO IPOCRITA O DI IPPOCRATE?

IL GIURAMENTO IPOCRITA O DI IPPOCRATE?

di 

Domenico Conversa 


Vorrei di seguito commentare una triste vicenda che si sostanzia in una procedura giudiziaria dinanzi al Tar Lazio. Mi è capitato per puro caso di imbattermi in tale procedura e il mio stupore si è trasformato man mano in costernazione.

Il sindacato dei Medici Italiani (S.M.I.) ha proposto ricorso dinanzi al Tar Lazio contro la Regione Lazio chiedendo l’annullamento di una serie di provvedimenti della stessa regione con cui si prevedeva che i Medici di Medicina Generale – MMG venivano investiti di una funzione di assistenza domiciliare ai pazienti Covid. Secondo il sindacato dei medici tale funzione è del tutto impropria perché i decreti legge n. 14 e 18 del 2020 stabiliscono che dovrebbe spettare unicamente alle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (USCAR). Mentre i MMG dovrebbero prestare assistenza domiciliare ordinaria e non per i pazienti Covid. Ad avviso di chi scrive già questa presa di posizione del sindacato dei medici è deplorevole sia dal punto di vista deontologico che soprattutto etico. Siamo nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria (a dire delle istituzioni) e il sindacato dei medici italiani esilia la figura del medico ad attività ordinarie di assistenza domiciliare abbandonando letteralmente il paziente covid al suo destino e nell’incertezza delle cure e di assistenza. Siamo arrivati all’assurdo! Ma quello che fa rabbrividire è che le così dette USCAR sono unità speciali organizzate dalle regioni una ogni cinquantamila abitanti per la gestione domiciliare dei pazienti covid che non necessitano di ricovero ospedaliero. E sì, avete letto bene, una ogni cinquantamila abitanti. Quindi il sindacato dei medici italiani vuole nascondere i medici di medicina generale, che continuano ad essere ben pagati dal sistema sanitario pubblico, dall’emergenza covid disimpegnandoli sul territorio lasciando che il singolo paziente venga assistito da un’unità assistenziale che dovrebbe coprire cinquantamila cittadini. Questo è il piano del governo per gestire l’emergenza sanitaria? Non c’è altro se non misure restrittive, obblighi di indossare mascherine e tanta propaganda allarmistica. Prevenzione, medicina sul territorio totalmente assenti. Ma continuiamo nella vicenda giudiziaria di cui sopra. Il Tar Lazio investito del ricorso del sindacato dei medici italiani cosa fa? Accoglie il ricorso (sentenza pubblicata il 16/11/2020 n. 11991/2020) con la seguente motivazione: “Nel prevedere che le Regioni istituiscono una unità speciale per la gestione domiciliare dei pazienti affetti da covid-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero, la citata disposizione rende illegittima l’attribuzione di tale compito ai MMG, che dovrebbero occuparsi soltanto dell’assistenza domiciliare ordinaria (non Covid)” Pertanto anche ad avviso del Tar il paziente covid deve essere lasciato solo in balia di paure e angoscia per l’assenza di indicazioni terapeutiche e personale sanitario. Così sta accadendo che cittadini risultati positivi al covid che non necessitano di ricovero ospedaliero si rechino in ospedale intasandolo per assenza di assistenza domiciliare.

Fortunatamente è stato proposto appello dalla Regione Lazio con l’intervento di tutte le altre regioni a supporto. Il Consiglio di Stato con sentenza n. 08166/2020 pubblicata il 18/12/2020 ha accolto l’appello ed ha respinto il ricorso del sindacato dei medici italiani di primo grado. Il Consiglio di Stato così ha argomentato: “Trarre dalle disposizioni in commento, un vero e proprio divieto per i medici di medicina generale di recarsi a domicilio per assistere i propri pazienti alle prese con il virus, come sostenuto in prime cure, costituirebbe, per converso, un grave errore esegetico, suscettibile di depotenziare la risposta del sistema sanitario alla pandemia e di provocare ulteriore e intollerabile disagio ai pazienti, che già affetti da patologie croniche, si vedrebbero (e si sono invero spesso visti), una volta colpiti dal virus, proiettati in una dimensione di incertezza e paura, e finanche abbandonati dal medico che li ha sempre seguiti.” In altri termini i medici di medicina generali, i pediatri di libera scelta devono assistere al domicilio i pazienti covid e devono provvedere “in scienza e coscienza, nell’ambito della propria autonoma e libera valutazione medica, che sia necessaria o preferibile l’intervento della struttura di supporto” oppure il ricovero ospedaliero. Ma sappiamo tutti quanti che questo non sta avvenendo. I medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta non visitano i pazienti covid. Se si è fortunati rispondono al telefono dando indicazioni terapeutiche generiche e raffazzonate. Quello che desta, ad avviso di chi scrive, molta preoccupazione è l’azione e la presa di posizione del sindacato dei medici italiani. Perché hanno voluto impugnare i provvedimenti della Regione Lazio e perché vorrebbero che i medici che presidiano il territorio non provvedano ad assistere i pazienti covid? Cosa rimane al cittadino se il proprio medico di riferimento non lo assiste? Tanta paura e incertezza, è evidente! Mi chiedo che fine ha fatto il giuramento di ippocrate! Perché appellarsi a cavilli giuridici al fine di abbandonare i propri pazienti?

La visita domiciliare del proprio assistito costituisce parte integrante dei compiti del medico di medicina generale, in specie nell’attuale fase epidemiologica in cui l’elevatissimo numero di contagi richiede sinergia degli interventi e pluralità di risorse mediche. Sono principi ragionevoli che non dovrebbero essere messi in discussione con una disputa giudiziaria. Ma oggi viviamo sulla nostra pelle il grottesco e l’inverosimile. 



Giuramento di Ippocrate

Il giuramento, nella forma qui sotto riportata, è stato deliberato dal comitato centrale della Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri il 13 giugno 2014


«Consapevole dell'importanza e della solennità dell'atto che compio e dell'impegno che assumo, giuro:

  • di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l'indipendenza della professione;
  • di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale;
  • di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l'eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;
  • di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte;
  • di non intraprendere né insistere in procedure diagnostiche e interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, senza mai abbandonare la cura del malato;
  • di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un'informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa;
  • di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto dell'autonomia della persona;
  • di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina, fondato sul rigore etico e scientifico della ricerca, i cui fini sono la tutela della salute e della vita;
  • di affidare la mia reputazione professionale alle mie competenze e al rispetto delle regole deontologiche e di evitare, anche al di fuori dell'esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;
  • di ispirare la soluzione di ogni divergenza di opinioni al reciproco rispetto;
  • di prestare soccorso nei casi d'urgenza e di mettermi a disposizione dell'Autorità competente, in caso di pubblica calamità;
  • di rispettare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che osservo o che ho osservato, inteso o intuito nella mia professione o in ragione del mio stato o ufficio;
  • di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l'esercizio della professione.»

mercoledì 23 dicembre 2020

LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

Il 10 dicembre 1948, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il cui testo completo è stampato nelle pagine seguenti. Dopo questa solenne deliberazione, l'Assemblea delle Nazioni Unite diede istruzioni al Segretario Generale di provvedere a diffondere ampiamente questa Dichiarazione e, a tal fine, di pubblicarne e distribuirne il testo non soltanto nelle cinque lingue ufficiali dell'Organizzazione internazionale, ma anche in quante altre lingue fosse possibile usando ogni mezzo a sua disposizione. Il testo ufficiale della Dichiarazione è disponibile nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, cioè cinese, francese, inglese, russo e spagnolo.

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti umani siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l'uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l'oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana, nell'uguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l'osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di questa libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L'ASSEMBLEA GENERALE

proclama

la presente dichiarazione universale dei diritti umani come ideale comune da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo ed ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l'insegnamento e l'educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l'universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8

Ogni individuo ha diritto ad un'effettiva possibilità di ricorso a competenti tribunali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonché della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11

  1. Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa.
  2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetuato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, né a lesione del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13

  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
  2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

Articolo 14

  1. Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.
  2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l'individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15

  1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
  2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, né del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16

  1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all'atto del suo scioglimento.
  2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
  3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17

  1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà sua personale o in comune con altri.
  2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.

Articolo 19

Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20

  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
  2. Nessuno può essere costretto a far parte di un'associazione.

Articolo 21

  1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
  2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio paese.
  3. La volontà popolare è il fondamento dell'autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22

Ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23

  1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
  2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
  3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.
  4. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24

Ogni individuo ha diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25

  1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione, al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
  2. La maternità e l'infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26

  1. Ogni individuo ha diritto all'istruzione. L'istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L'istruzione elementare deve essere obbligatoria. L'istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l'istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
  2. L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l'amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l'opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
  3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27

  1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
  2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29

  1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
  2. Nell'esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e delle libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell'ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
  3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di un qualsiasi Stato, gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione di alcuno dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

martedì 17 novembre 2020

CORONAVIRUS - COME AFFRONTARE QUESTO MOMENTO

 

CORONAVIRUS

COME AFFRONTARE QUESTO MOMENTO

di  Domenico  Conversa

 

 

Questo è un momento della nostra vita molto difficile. Il covid ci sta buttando in faccia una realtà che non avevamo mai pensato di affrontare. Ci sentiamo spaventati e indifesi contro un nemico invisibile. Tante nostre certezze che avevamo e su cui ci eravamo appoggiati si stanno disfacendo. Il momento è estremamente critico.

Mi sono chiesto cosa possiamo fare per affrontare tutto questo e per superare questa condizione di impotenza.

La cosa fondamentale è accettare e accogliere questa criticità, questa situazione in cui ci troviamo. Non possiamo cambiarla ma possiamo trasformare il modo in cui la percepiamo osservandola e comprendendola.

Molte persone sono terrorizzate dal fatto che il covid possa farli ammalare e far ammalare i loro cari. Altri sono spaventati dalle restrizioni alle libertà personali. La domanda e se queste paure possono essere gestite. Quale è il giusto peso da dare a queste preoccupazioni? Perché è giusto preoccuparsi ma dobbiamo stare attenti a non ingigantire i problemi. La televisione e i social sicuramente non ci aiutano in questo. Al loro interno troviamo tutto e il contrario di tutto, confusione e un allarmismo ingiustificato.

Al riguardo vorrei proporre due libri che contengono utili consigli e ottimi spunti di riflessione.

- Il primo è “La trappola della felicità” di Russ Harris (medico, psicoterapeuta e specializzato in gestione dello stress). Questo libro parla di come poter prendere coscienza dei meccanismi mentali che ci tengono prigionieri e che ci fanno soffrire. Al fine di diventare veramente liberi di scegliere e di agire per il nostro meglio. L’autore del libro parte però da un presupposto importante. Nella società occidentale del benessere sembriamo tutti stressati, depressi e insoddisfatti. Siamo perennemente in lotta e perennemente sconfitti dato che il controllo che abbiamo sui nostri pensieri ed emozioni è in realtà minimo. Ci ritroviamo molto spesso spossati, frustrati, delusi di sé e della propria esistenza. Ogni anno circa il 30% della popolazione adulta soffre di un disturbo psicologico riconosciuto. Attualmente la depressione è la seconda malattia al mondo in termini di frequenza, costi ed effetti debilitanti. Un adulto su quattro è dipendente dall’alcol o da altre sostanze. Una persona su dieci tenta il suicidio. Non è un bel quadretto della nostra società della conoscenza. Si dice che oggi si sta molto meglio rispetto alla generazione dei nostri nonni. Sicuramente per alcuni aspetti questo è vero. Il tenore di vita si è alzato, tante comodità sono oggi possibili. Ma a quale prezzo? Quale è il prezzo che stiamo pagando per le nostre comodità?

In tutto questo malessere sociale è arrivato anche il covid con le sue proiezioni di paura e angoscia. Se eravamo in una condizione di estrema fragilità interiore, con la preoccupazione del covid questa nostra debolezza è aumentata a dismisura.

Quando si è fragili, spaventati, confusi e con poca coscienza di sé, è molto facile affidarsi a false informazioni, costruire pensieri e immagini che alterano la realtà e che ingigantiscono i problemi e le nostre paure. Poi cosa succede. Abbiamo così tanta voglia di scappare via dalla sensazione di angoscia che ci affidiamo alla prima informazione credibile che ci possa dare sicurezza, alcune certezze, correndo così il rischio di affidarci a qualcosa di sbagliato.

Mai come in questo momento è urgente intraprendere un percorso personale interiore per comprendere meglio noi stessi per affrontare in modo efficacie questa difficile situazione e il libro “La trappola della felicità” può darci utili consigli.

- L’altro libro di cui vorrei parlare e prendere qualche spunto di riflessione è “L’uomo a una dimensione” di Herbert Marcuse. Questo libro risponde alla domanda che il libro di prima implicitamente formula e a cui non risponde: perché le persone della società occidentale sono così stressate, depresse e insoddisfatte?

Secondo l’autore noi ci aggrappiamo a dei bisogni che ci allontanano da noi stessi, dalla nostra vera natura. Li definisce bisogni falsi. E questo è dovuto alla modalità con cui la società industriale produce e distribuisce i beni di consumo che per noi sono diventati essenziali. Tendiamo così a identificarci con i beni che acquistiamo. Ci comportiamo e consumiamo in accordo con gli annunci pubblicitari, amiamo e odiamo ciò che altri amano e odiano, consumiamo e alimentiamo lo spreco, modi di rilassarsi che ci instupidiscono, basta che intratteniamo il nostro tempo libero, non è importante come. Questi bisogni vengono dettati e determinati dall’esterno, c’è pochissimo spazio per l’autonomia e il pensare critico. Cerchiamo la nostra libertà dentro una schiavitù tecnologica. Questi falsi bisogni ci rendono cechi, non riusciamo così a trovare i nostri veri bisogni e la nostra reale soddisfazione e felicità. Siamo bombardati ogni giorno e in tanti momenti della giornata da tantissimi stimoli esterni tanto che iniziamo a pensare per sentito dire e non con la nostra testa. Per Marcuse l’individuo della società moderna accetta acriticamente lo stato delle cose così come appaiano e non riesce a riconoscere le contraddizioni del controllo sociale operato dall’alto.

Chiaramente la televisione è il mezzo che più orienta i nostri stimoli e la nostra coscienza. Con la televisione noi ci informiamo, ci intratteniamo, diventiamo le persone che siamo in questo momento.

Al riguardo della televisione riporto le parole di Pier Paolo Pasolini in merito a quello che egli pensava nel lontano 1971:

La televisione è un medium di massa e come tale non può che alienarci e mercificarci. Nel momento in cui qualcuno ti ascolta nel video ha verso di te un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico

Il messaggio che voglio trasmettere è comunque, nonostante tutto, di speranza, coraggio e determinazione.

Questo periodo è un’ottima occasione per fermarci e riflettere su noi stessi e sulla nostra vita. Migliorarla non nella quantità ma in qualità. Distinguere i falsi bisogni da quelli veri e veramente utili per noi è fondamentale. Iniziamo a tralasciare quello che è superfluo e occupiamoci di più delle nostre relazioni, dei nostri affetti, della nostra salute fisica e mentale. Queste sono oggi, in questo dato momento le uniche cose che possiamo cambiare e migliorare sin da subito, il resto è solo tanto rumore in sottofondo.

mercoledì 21 ottobre 2020

PROROGA DELL'EMERGENZA SU QUALI PRESUPPOSTI?

 

Proroga dell'emergenza sanitaria su quali presupposti?

di

Domenico Conversa


Con delibera del Consiglio dei Ministri del 07/10/2020 è stato prorogato lo stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili. Tale proroga si basa su due presupposti:

1) Il comitato tecnico scientifico, di cui all’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 630 art. 2, con parere del 05/10/2020 ha ritenuto “che esistano oggettive condizioni per il mantenimento delle misure contenitive e precauzionali adottate con la normativa emergenziale; 

2)    L’esame dei dati epidemiologici dimostra che persiste una trasmissione diffusa del virus e che pertanto l’emergenza non può ritenersi conclusa. 

Le condizioni oggettive e la trasmissione diffusa del virus si sostanziano in pratica nell’esito dei test nasofaringei che determinano la positività al covid-19. I casi “positivi” diventano il fattore determinante per l’emanazione di decreti-legge e DPCM che stabiliscono misure e restrizioni di libertà fondamentali della persona. In riferimento al tampone nasofaringeo si vuole evidenziare quanto riportato dalla scheda tecnica e precisamente l’istruzione per l’uso del tampone Xpert Xpress SARS-CoV-2 della GeneXpert. Ne discende che il tampone, da solo, non è assolutamente uno strumento diagnostico e che il risultato non può essere utilizzato per determinare la positività o negatività al Covid-19. Al riguardo, la scheda tecnica precisa che “I risultati servono per l’identificazione dell’RNA del SARS-CoV-2. I risultati positivi sono indicativi della presenza di RNA del SARS-CoV-2; ciò nonostante, per determinare lo stato di paziente infetto è necessaria la correlazione clinica con l’anamnesi e con altri dati diagnostici del paziente stesso. I risultati positivi non escludono la presenza di infezioni batteriche o di infezioni concomitanti da altri virus. L’agente rilevato potrebbe non essere la causa concreta della malattia. I risultati negativi non escludono un’eventuale infezione da SARS-CoV-2 e non devono essere usati come unica base per il trattamento o per altre decisioni riguardanti la gestione dei pazienti. I risultati negativi devono essere accompagnati da osservazioni cliniche, anamnesi del paziente e informazioni epidemiologiche.” Solo da questo emerge la non attendibilità del tampone. Pertanto se la proroga dello stato di emergenza si basa sull’aumento dei così detti positivi a seguito dell’effettuazione dei tamponi, ne consegue che non è possibile stabilire attraverso dati oggettivi la persistenza di un rischio sanitario. Lo stesso art. 24, co. 1, del D.lgs n. 1/2008 prevede espressamente che qualora venga deliberato uno stato di emergenza debba necessariamente esserci una valutazione svolta dal Dipartimento della protezione civile sulla base di dati e delle informazioni disponibili. Ebbene tali dati e informazioni ai fini della proroga dello stato di emergenza consistono esclusivamente nel numero dei tamponi effettuati e dei relativi risultati che, come detto innanzi, non sono attendibili. 


giovedì 15 ottobre 2020

IL DIRITTO ALLA SALUTE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

 

IL DIRITTO ALLA SALUTE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

di 

Domenico Conversa

 

La Costituzione italiana riconosce il diritto alla salute definendolo un diritto fondamentale dell’individuo. Così recita il I° comma dell’art. 32, ad esso interamente dedicato: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Il contenuto del diritto che la Costituzione riconosce a tutti gli individui è complesso: la situazione di benessere psico-fisico intesa in senso ampio con cui s’identifica il bene “salute” si traduce nella tutela costituzionale dell’integrità psico-fisica, del diritto ad un ambiente salubre, del diritto alle prestazioni sanitarie e della cosiddetta libertà di cura (in altri termini, diritto di essere curato e di non essere curato). Il diritto alla salute, come diritto sociale fondamentale, viene tutelato anche dall’art. 2 Cost. “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”; essendo, inoltre, intimamente connesso al valore della dignità umana (diritto ad un’esistenza degna) rientra nella previsione dell’art 3 Cost. “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

In questo momento di emergenza sanitaria, oltre a veder comprimere altri diritti e libertà, la salute viene declinata più come interesse della collettività e meno quale diritto fondamentale dell’individuo. Infatti le misure di contenimento deliberate dal Governo italiano rispondono al principio di precauzione al fine di contenere il diffondersi del coronavirus nella popolazione e questo a prescindere dal reale stato di salute del singolo individuo.

Ma rimane il principio per cui la salute deve essere considerata non solo come assenza di malattia. C’è bisogno di promuoverla, di tutelarla attraverso misure preventive soprattutto individuali. Secondo la Costituzione dell’OMS, l’obiettivo dell’Organizzazione è “il raggiungimento, da parte di tutte le popolazioni, del più alto livello possibile di salute", definita come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”.

Per tale motivo tutti noi dobbiamo, soprattutto oggi, ripensare ai nostri stili di vita allenando l’attenzione al nostro corretto atteggiamento mentale, alla nostra sana alimentazione e ad una costante attività fisica. Queste tre componenti sono la base di partenza per costruire il nostro benessere quali individui.

mercoledì 14 ottobre 2020

QUALE LIBERTA'

 

QUALE LIBERTA'

di

Domenico Conversa


In genere le leggi dittatoriali di un regime provocano la nascita di cori popolari che inneggiano alla libertà. Il terrore e la violenza di un Stato di polizia determinano naturalmente che la parola libertà diventi il principio ispiratore di una rivoluzione. La libertà di essere lasciati liberi di vivere. Pensiamo ai campi di concentramento nazisti e come la parola libertà, in quelle tenebre, penetrava dolorosamente nelle carni e nelle menti dei deportati. La libertà di pensiero, di parola, di religione, di circolazione, di riunione, di associazione. Tutte libertà conquistate con il sangue e con tanto dolore. Ma cosa accade alla parola libertà quando è presente una dittatura morbida? Quando con il termine di democrazia si cela nell’ombra un’oligarchia gerarchica? Quando la democrazia è rappresentativa ma anche e soprattutto capitalistica? Quando scegliere i padroni con le elezioni non cambia la condizione degli schiavi? Quando l’oppressione arriva da un regime democratico totalitario? Un’oppressione costruita con la propaganda e con l’ingegneria del consenso. Un’oppressione che non è violenta, ma che annichilisce la coscienza individuale tramite la pianificazione ed organizzazione di una società consumistica e alienante. In tale contesto la ricerca della libertà può diventare la prigione stessa. Una prigione che ci incatena a valori e bisogni a noi estranei e falsi: intrattenimento, consumazione di beni e servizi che instupidisce, competizione, lavoro alienante. Una libertà incatenata alla volontà di potenza e alla misura del nostro ego. Una libertà che non ci fa volgere lo sguardo verso l’uscita della caverna. Questa nostra democrazia è la Città del disordine e dell’opinione individuale. Una Città che si frantuma e si trasforma in demagogia, tradendo così la propria legge della libertà individuale. Quando un siffatto regime democratico ci opprime, nella maggior parte delle volte non ce ne accorgiamo. Troppo grandi e magnificenti sono i progressi tecnologici e l’apparente miglioramento del nostro tenore di vita per destare noi dormienti. E in quelle poche occasioni in cui nasce in noi un sussulto di consapevolezza, pretendiamo quella libertà che ci riporta inesorabilmente alla nostra condizione di schiavitù 2.0, al nostro carnefice.

Lottiamo contro l’oppressione per continuare a rimanere oppressi. Se il nostro vivere si sostanzia solo in bisogni e necessità, solitudine dei nostri effimeri desideri, impulsi dettati dall’inquietudine, allora tanto vale farsi trasportare dall’opinione, dalla corrente, dal gregge, dalla massa informe e dal sentimento dominante. E’ più semplice, reca meno sforzo e non si perde mai!

Se volessimo veramente ribellarci ad una democrazia autoritaria, dovremmo dapprima liberarci dalle instabili processioni del sé. Un sé non da noi compreso che cerca di identificarsi con la stessa società che lo soffoca. Forse, allora, bisognerebbe parlare di liberazione anziché di libertà per spezzare le catene della paura. Liberazione dalle costrizioni del sé. Obbedire ad un supremo principio etico dove la sola libertà è nel perdersi in una verità di ordine superiore. Un mondo al di là del mondo come spiegava Socrate.

I motivi che guidano e illuminano l’azione dell’uomo sono sempre gli stessi: onore, fedeltà, amore del vero e devozione al bene. Senza una riforma del cuore non ci può essere libertà.   

COME FUNZIONA LA DISINFORMAZIONE

Ci sono tre principi:

1) La tolleranza alla disinformazione deve essere direttamente proporzionale all'ignoranza della popolazione su quel dato argomento;
2) Il messaggio che viene costruito deve essere credibile. Non è importante che sia vero, l'importante è che faccia leva sulle nostre emozioni e sui nostri pregiudizi. Le tecniche utilizzate maggiormente sono l'insinuazione e la colpa per associazione;
3) Il messaggio deve essere semplice, conciso e facile da ricordare. Deve ridurre problemi complessi a raccontini semplici perchè deve far leva su due cose: deve salvaguardare la nostra autostima, cioè deve proteggere dal timore che il problema possa essere effettivamente al di là della nostra comprensione e deve assolutamente alimentare il nostro ego, cioè ci deve dare la sensazione in pochissimo tempo di aver capito tutto del problema.
L'operazione di disinformazione può dirsi perfettamente riuscita, non solo quando si crea nel pubblico una sorta di carattere psicotico per cui non riesce più a distinguere ciò che è vero dal falso, quando soprattutto riesce a creare il così detto effetto valanga, ossia quando è riuscita a trasformare il disinformato in disinformatore inconsapevole. 
  

COSA SEI DISPOSTO A FARE?

  COSA SEI DISPOSTO A FARE? di Domenico Conversa Il decreto-legge n. 41/2021 dispone che la mancata vaccinazione Sars-Cov2 determina per gli...